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Italia in rete: bene social e video

Una nuova ricerca di comScore fotografa il rapporto attuale tra italiani e il mondo online. La penetrazione di internet in Italia calcolata sui maggiorenni e su base mensile si conferma bassa rispetto a quella dei paesi più evoluti, attestandosi  al 64% (è particolarmente interessante notare che un italiano su tre sopra i 18 anni non accede alla rete nel corso del mese). Tra chi accede al web, cresce la percentuale di chi naviga esclusivamente con device mobili, soprattutto tra i giovani, mentre le attività principali sono quelle rivolte al sociale e al messaging, con Facebook e WhatsApp come app più utilizzate. Cresce in maniera rilevante il successo dei video, sia su desktop che su smartphone (+15% nel 2016, con +34% – da 3,3 a 4,4 milioni – di utenti che guardano video quasi ogni giorno).

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La pubblicità online in Italia vale 2.3 miliardi di euro

Secondo i dati dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, gli internet media, ossia la pubblicità online e la spesa degli utenti per contenuti media (news, video e musica in streaming) fruiti su pc, smartphone, tablet e smart tv connesse, giocano un ruolo sempre più rilevante: crescono dell’11% e raggiungono nel 2015 un valore prossimo ai 2,3 miliardi di euro. Con tali performance l’Internet advertising rafforza la sua posizione di secondo mezzo pubblicitario italiano con una quota pari al 29% del mercato, alle spalle della Tv (49%) ma prima della Stampa (17%) e della Radio (5%).

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Smau Padova, 10-11 marzo

Nei giorni 10 e 11 marzo, tornerà a Padova lo Smau, evento dedicato all’innovazione che mira a far incontrare i lati della domanda e dell’offerta nell’ambito dello sviluppo tecnologico, il tutto condito da workshop, incontri e concorsi sempre a tema di tecnologia e di aggiornamento professionale. Read More

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Sereno variabile: il futuro della pubblicità on line dopo lo IAB Forum

Sul twitter nazionale, il tag #iabforum è stato un trending topic per entrambi i giorni dell’evento -1 e 2 dicembre scorsi- segno incontestabile della mobilitazione del popolo “digitale” rispetto a quella che è diffusamente ritenuta la principale manifestazione italiana dedicata all’adv online (14.000 le presenze “fisiche” nella due giorni milanese).

Tanto più che quest’anno i dati sembrano aver scaldato i cuori di molti protagonisti del settore: +10% rispetto al 2014 (crescita in flessione rispetto al +12,7% del 2014 sul 2013), con un aumento di 202 milioni rispetto allo scorso anno, e un valore complessivo di 2,15 miliardi di euro (dati dell’Osservatorio Internet Media della School of management del Politecnico di Milano). Oggi, in breve, il mercato della pubblicità su Internet vale circa il 30% del totale investimenti pubblicitari sui media (pari a 7,2 miliardi di € includendo tv, stampa, radio e Internet).

L’incremento maggiore è quello dei social network (+63% rispetto al 2014), seguito da quello dei video (+19 % sull’anno passato), che crescono sia su mobile sia su pc. Parlando di device, si registra l’ottima performance degli smartphone, che attirano 452 milioni di euro di investimenti (erano 293 lo scorso anno).

 

Numeri importanti e titillanti per il comparto, dietro i quali però si nascondo pericoli in agguato. Anzi, c’è chi dice addirittura che alcuni segmenti (display in primis) siano destinati a morire di morte lenta. Perché la pubblicità sul web viene sempre più percepita come pervasiva ed inutile dagli utenti. Sugli smartphone, la sensazione è che essa consumi batteria, rallenti la navigazione e consumi megabyte, che possono far superare la soglia prevista dal piano dati, comportando costi aggiuntivi. Banner, video e popup possono risultare insomma tanto più inopportuni quanto più gli schermi sono piccoli.

Per rendersene conto, basta osservare il grafico delle installazioni degli ad-blockers sui dispositivi:

 

Una crescita continua che non potrà che alimentarsi, una volta raggiunta una massa critica di persone comuni (da diversi anni infatti gli ad-blockers vengono utilizzati da una nicchia di utenti “hi-tech”). Secondo l’osservatorio PageFair, circa 200 milioni di persone nel mondo utilizzano già dei sistemi anti pubblicità. Da sottolineare che negli ultimi 12 mesi è stato registrato un incremento del 41% delle installazioni, causa nei primi sette mesi dell’anno di una perdita per mancati introiti pubblicitari di 22 miliardi di dollari. Rimanendo in Italia, il fenomeno coinvolgerebbe addirittura il 27% degli utenti (ma secondo altre fonti il dato va dimezzato).

Ennesimo sintomo delle difficoltà incontrate dalla pubblicità display è la nascita di nuove (o vecchie?) tecnologie, come Google Contributor, per ora disponibile solo in USA, un nuovo servizio che permette agli utenti di visualizzare meno pubblicità di google sui siti che abitualmente essi visitano, dietro il compenso di una fee mensile: da 2, 5 e 10$ per rimuovere rispettivamente il 5-15%, il 15-25% e il 25-50% dei banner AdSense. Gli importi versati dagli utenti vengono poi divisi tra i publisher e BigG.

 

In sostanza, quello dei sistemi di blocco degli annunci sembra essere un terreno di scontro importante che coinvolge anche il tema della privacy degli utenti. “Utilizzare software come Adblock è un dovere di ogni utente sulla rete” ha detto alcuni mesi fa l’attivista Edward Snowden. Probabilmente, chi riuscirà a creare lo strumento perfetto per contemperare gli interessi degli utenti, degli editori e degli inserzionisti sarà protagonista di un cambiamento importante del mercato di cui per il momento si avverte solo l’urgenza ma non si scorgono i contorni.

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WTT, il 20 e 21 novembre a Torino la prima Fiera europea sull’IOT

WTT (Wearable Tech Torino) è la prima fiera espositiva in Europa dedicata esclusivamente alla tecnologia indossabile, una parte importante di quell’Internet delle cose che secondo molti analisti dovrebbe modificare molte nostre abitudini quotidiane in un prossimo futuro.

A Torino, il 20 e 21 novembre, il grande pubblico potrà gratuitamente familiarizzare e giocare con questi dispositivi indossabili (al polso, sul naso, etc.) in grado di fornire informazioni utili a migliorare le prestazioni sportive, monitorare l’attività fisica e lo stato di salute, immergersi in una realtà virtuale. Si tratta di oggetti dai nomi ad effetto, del tipo ImmotionAR, PIXdiscovery, Smartwatch, Smartglasses ed Oculus Rift.

In breve, tutti i curiosi potranno scoprire il passato, presente e futuro di queste tecnologie grazie a una serie di talk tenuti da innovatori, ricercatori e imprenditori su tutti i campi di applicazione delle tecnologia indossabile: da materiali e tessuti intelligenti a esoscheletri per la riabilitazione, dai progetti in campo aerospaziale a quelli per la vita di tutti i giorni.

Appuntamento al Padiglione 5, Lingotto Fiere – Via Nizza, 294, Torino.

 

 

 

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Social network da paura

L’autunno, il bosco che si fa cupo, le foglie che cadono, il sole che si nasconde, le giornate che durano meno…lunga è la strada che porta ad Halloween e agli altri riti pagani, elaborati dagli uomini fin dall’alba dei tempi per dare significato a cambiamenti a prima vista incomprensibili: perché esistono le stagioni? perché moriamo? cosa c’è dopo? possiamo entrare in contatto con i defunti?

Domande che nella nostra “evoluta” società rappresentano ancora problemi insoluti. Anzi, le “seccature” legate all’aldilà parrebbero aumentare: cosa succede alle nostre identità digitali, ai nostri avatar, quando non ci siamo più?

 

Il dilemma è reale e dibattuto, dalle aziende ai filosofi, dai governi all’uomo della strada che oggi ha un alleato in più per superare questa impasse: Eter9, “ennesimo” social network che promette (udite udite) l’immortalità digitale. Vediamo come funziona. Grazie all’intelligenza artificiale che scandaglia la nostra attività ‘social’ attuale, il software di Eter9 apprende la nostra personalità così bene fino a riuscire a capire cosa potremmo postare in futuro, anche quando non ci saremo più.

 

Il progetto, nato da un’idea dello sviluppatore Henrique Jorge, è in versione di prova, e al momento è testato su 5mila persone. Su Eter9 viene creato, ad esempio, una sorta di specchio del profilo Facebook di un utente così che lo stesso possa controllarne gli aggiornamenti ed approvarli, dando il permesso di postare quando è offline.

 

Se vi fa un po’ paura l’idea, sappiate che anche il mitico MIT di Boston sta sviluppando un analogo ambiente. Si chiama eterni.me ed è anche questo in fase beta. Curiosi? iscriversi non costa nulla e di certo sarete in buona compagnia visto che già più di 30mila utenti sono entrati a far parte di questa particolare community di highlander digitali.