Roma, da oggi al via la Make Fair 2015

Dopo “Area Bay” e New York”, quello di Roma è l’appuntamento più importante della Make Fair, la fiera mondiale degli inventori distribuita in tante tappe e in tanti eventi e progetti accomunati dal minimo comun denominatore dell’innovazione e della sperimentazione.

Quest’anno, dopo il successo delle edizioni 2013 e 2014 (con un pubblico di 90.000 persone), sono attese centinaia di invenzioni e attrazioni da 65 nazioni. In programma: live performance, panel, workshop, seminari, conferenze e laboratori anche per i più piccoli.

Cornice della manifestazione saranno le aule dell’Università La Sapienza di Roma, a rimarcare l’istituzionalità di un evento che serve a fare network tra i makers e a far conoscere al grande pubblico di tutte età le invenzioni create da individui, gruppi, Fab labs ed aziende impegnate nel risolvere piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni attraverso la tecnologia, e -perché no- a farne un business.

Per info: www.makerfaireroma.eu

Dietro il vestito…tanto codice

Le ragazze studiano di più, ottengono voti migliori a scuola, fino alle elementari amano le materie scientifiche più dei maschietti. Ad esempio, negli Stati Uniti il 74% delle bambine elencano tra le proprie materie preferite la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica (le cosiddette STEM). Arrivate alle scuole superiori, però, soltanto lo 0.3% di esse prevede di continuare gli studi legati all’informatica.

 

Risultato? sempre in riferimento agli USA, le donne sono poco rappresentate nelle aziende, nei laboratori di ricerca e nei luoghi in cui si prendono le decisioni che determinano poi le tecnologie del futuro. Il radicamento di questo gender gap è molto profondo anche in Italia -a proposito, quante AstroSamantha conoscete?- e costituisce un significativo freno allo sviluppo economico (oltre che sociale) della società. Del tema si discute molto all’interno di conferenze ed incontri istituzionali che sicuramente hanno la loro importanza ma presentano il macroscopico difetto di non coinvolgere al target di riferimento. Per fortuna, qualcosa si muove. Altrove.

 

Si tratta del progetto Made with Code di Google: un sito creato con l’intento di rendere appetibile alle ragazze la programmazione attraverso tanti esempi pratici che evidenziano come dietro agli amati modelli di abiti della moda, alle creazioni artistiche e ai videogiochi non ci sia altro che matematica e codice. Un’idea interessante, che sarebbe bello esportare in tutto il mondo.

BigDelta
Big Delta, la stampante 3D italiana che crea case

Con il digitale oggi si può (quasi) fare tutto da soli: organizzare un viaggio, fare la spesa, lavorare, stamparsi un album fotografico, costruirsi una protesi su misura…e da oggi anche edificarsi una vera casa abitabile.
A rendere reale questa “magia” è Big Delta, la più grande stampante 3D mai utilizzata per costruire case. Il progetto, portato avanti dall’italiana WASP – World’s Advanced Saving Project, nasce con l’idea di realizzare case a costo quasi zero e basso impatto ambientale. Una modalità costruttiva in grado di alleviare i problemi abitativi diffusi in molti Paesi del Sud del mondo, quantificabili, secondo le Nazioni Unite, in un fabbisogno giornaliero di 100.000 unità abitative.
BigDelta sarà presentata il 18,19 e 20 settembre nella cittadina romagnola di Massa Lombarda, che ospiterà una serie di workshop, conferenze, concerti e spettacoli. Un bell’esempio, insomma, di coraggio, immaginazione e creazione, tipico della filosofia della maker economy: un nuovo modello in cui tutto può essere autoprodotto grazie a soluzioni condivise fornite dalla stampa 3D e legate alle necessità primarie: lavoro, salute e abitazione.

nuovo logo google
Vi piace il nuovo logo di Google?

Ennesimo cambiamento in casa Google, che questa volta, dopo i leggeri ritocchi degli ultimi anni (l’ultimo è dell’ottobre 2013), fa sul serio: nuova società –Alphabet (una mega-holding che incorpora Google e tutti gli spin-off di ricerca collegati)- e nuovo logo per Big G, completamente rinnovato e semplificato con l’adozione di una nuova font “s-graziata”. Alla base del cambiamento del logo, c’è l’adeguamento di quest’ultimo alla navigazione tramite dispositivi mobili, in crescita continua in tutto il mondo. “Abbiamo preso il logo e il brand di Google – originariamente pensati per una pagina visualizzata da computer – e li abbiamo ripensati per un mondo sempre connesso attraverso un numero crescente di dispositivi e input diversi tra loro (vocale, digitazione e touch)”: è il commento presente sul blog aziendale pubblicato ieri.

 

Continua, dunque, la ricerca da parte del colosso americano di fare le cose sempre meglio e sempre più in grande. Una corsa inarrestabile verso l’espansione e la diversificazione (google si occupa di prodotti e servizi per l’energia, la mobilità, la connettività, etc.) che sembra inarrestabile. Tutto perfetto? Quasi. Visto che sotto il tappeto blu-rosso-giallo-verde (sono i colori istituzionali) si nasconde un bel po’ di polvere: procedure aperte dall’Antitrust Ue, portali dedicati a raccogliere testimonianze per azioni legali o future class action, indagini fiscali in molti paesi sull’elusione ed evasione fiscale messe in atto da Big G tramite (legali?) stratagemmi finanziari.

 

Ora che Internet non è più il far-west di qualche anno fa e si cerca sempre più di regolamentarlo per renderlo un vero territorio di democrazia, partecipazione e sviluppo, un’azienda così autorevole, che ha dimostrato di puntare tutto sull’innovazione e la creatività, continuando ad adottare un certo tipo di creatività anche nella propria gestione amministrativa, rischia di compromettere l’immagine e la reputazione costruita nel tempo.

 

 

Link di approfondimento:

L’evoluzione storica del logo di Google

La bella raccolta di tutti i Doodle finora pubblicati

tpo screenshot
TPO, il social network etico a supporto della telefonia mobile

Una compagnia telefonica “equa e solidale” con circa 30mila clienti. Un nuovo social network di massa senza pubblicità. Un’altra innovativa idea alla quale partecipa Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia.

 

TPO (The People’s Operator) è senza dubbio tutte e tre queste cose insieme. Un operatore virtuale di telefonia nato in Inghilterra nel 2012, che fonda la sua mission aziendale su un semplice quanto originale principio: niente pubblicità sui mass media ma attenzione al lato “solidale” degli utenti, con il 10% delle bollette di questi ultimi devoluto ad una causa scelta tra un lungo elenco a disposizione.

 

Drastica riduzione del budget per il marketing, quindi, (rispetto ai massicci investimenti dei competitor) ma fiducia totale nel potere del passaparola, nella capacità del sentimento di benessere (e autocompiacimento) derivante dal fare una buona azione di creare empatia, al punto da essere trasmesso viralmente nelle reti sociali, online ed offline. E di portare con sé valore positivo associato al brand TPO.

 

Proprio per favorire questi fenomeni di condivisione, su iniziativa d Jimmy Wales, TPO ha anche sviluppato un proprio social network, online in versione beta all’indirizzo tpo.com. Esso si presenta così, nella pagina del ‘chi siamo’: i social network esistenti ti trattano come una merce da vendere agli inserzionisti. Ciò porta naturalmente ad un uso intrusivo dei tuoi dati e a conflitti tra quello che tu desideri e ciò di cui hanno bisogno gli inserzionisti.

 

Proprio per differenziarsi da questo sistema di business, il nuovo social network etico rispetta la privacy degli utenti non ospitando alcun tipo di pubblicità. Di più. La nuova piattaforma sociale vuole mettere in contatto le persone attorno ai progetti di beneficenza che l’azienda promuove.  Vista con occhio disincantato, questa idea potrebbe sembrare rischiosa ma, a supporto del lancio di tpo.com, The People’s Operator ha condotto uno studio che mostra come il 51 per cento dei consumatori nel Regno Unito ha fatto beneficenza nel corso dell’ultimo mese, mentre il 73 per cento dei Millennials (i nati dopo gli anni ’80) si sente socialmente collegato alle cause per le quali ha  donato denaro.

 

Riassumendo:  grossi investimenti in pubblicità ATL delle altre compagnie telefoniche vs. creazione di reti sociali (sostenute da piattaforme digitali ad hoc) in cui il passaparola tra gli utenti veicola il messaggio “pubblicitario”.

Come andrà a finire?

 

www.camera.it application xmanager projects leg17 commissione_internet TESTO_ITALIANO_DEFINITVO_2015.pdf
Italian Bill of rights for Internet use

Sul fronte digitale, l’Italia non ha mai investito a sufficienza e vive, da diversi punti di vista, una condizione di arretratezza. Per questo, è un motivo di soddisfazione ancora più grande il fatto che ieri alla Camera dei Deputati sia stata presentata la Dichiarazione dei Diritti in Internet, una sorta di Bill of rights specificamente dedicato alla Rete. Il primo documento al mondo ad affrontare il tema dei limiti, dei diritti e dei doveri della cittadinanza digitale, di oggi e di domani. Il tutto, partendo proprio da un’ispirazione di stampo costituzionale, per dar vita ad un documento fondativo che potrebbe far da modello anche per molti paesi stranieri.

 

Il progetto ha avuto inizio un anno fa, quando a Stefano Rodotà è stato affidato il compito di presiedere i lavori di una apposita commissione composta da deputati ed esperti che, dopo dodici sedute e sei incontri di audizioni di 46 esperti nazionali ed internazionali, ha prodotto un testo che è stato messo disposizione dei cittadini per eventuali osservazioni ed integrazioni. La consultazione pubblica è durata cinque mesi, con 14mila accessi e 590 opinioni espresse, ed ha portato al testo definitivo della Dichiarazione.

 

Ora, le prossime tappe. Il documento sarà presentato, dall’inventore della Rete Sir Tim Berners Lee, il prossimo 9 novembre all’Internet governance forum in Brasile. Inoltre, sempre in autunno, sarà portato in Parlamento sotto forma di mozione unitaria per impegnare il Governo a tenere in debito conto i principi che vi sono fissati nelle future iniziative in materia digitale.

 

pubbliità online pwc
Il futuro della pubblicità online

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Parola di Agatha Christie. E visto che noi dei grandi romanzieri ci fidiamo sempre, ci sembra giusto dedicare un post allo stato di salute della pubblicità online, visto che recentemente sono stati diffusi diversi dati interessanti sul tema.

 

Partiamo dall’Italia e dall’indagine Nielsen, secondo cui la raccolta pubblicitaria complessiva sul web in Italia supererà nel 2015 i 2 miliardi, più precisamente 2,1 miliardi di euro (+1,7 punti percentuali rispetto al 2014). La stima proviene dalla consueta survey annuale condotta su un campione rappresentativo del mercato italiano della pubblicità di circa 800 aziende investitrici.

In dettaglio -si legge nel report- oltre i 2/3 dell’investimento nel digital si dividono tra i segmenti display (banner) e search (parole chiave sponsorizzate sui motori di ricerca). Entrambi questi web channel registrano una quota in leggera diminuzione nel 2015 rispetto allo scorso anno, in favore del video e del social advertising che, secondo le stime, arriveranno a coprire rispettivamente il 17% e l’11% di quota sul totale degli investimenti online.

A livello di crescita del valore dell’investimento per il 2015, video e social registrano incrementi a due cifre, rispettivamente del +16% e +46%. Per quanto riguarda i settori, quello della distribuzione e quello delle automobili destinano al digital advertising le quote più elevate rispetto alla media del mercato, rispettivamente 53% e 41%, seppur con differenze al loro interno in termini di canali web: nel primo caso, il 70% del budget è rivolto a display e directories, per l’Automotive questa stessa porzione di budget è investita in search e video.

Un ultimo dato interessante, infine, riguarda il mobile, su cui si concentra circa il 25% degli investimenti, ed il mondo app, con circa la metà delle aziende intervistate che dichiara di aver sviluppato un’applicazione per il proprio business.

 

Ma da dove viene questa crescita?
Stando al rapporto dell’Osservatorio sulle Comunicazioni dell’Agcom, il valore della pubblicità online negli ultimi cinque anni (2009-2014) è quasi raddoppiato, segnando una crescita del 98%.

 

E nel frattempo cosa è successo nel mondo della carta stampata?
Secondo l’Asig (associazione degli stampatori di giornali), negli ultimi sei anni i quotidiani hanno perso un miliardo di pubblicità, passando dagli 1,8 miliardi raccolti del 2008 agli 810 milioni del 2014 (circa il 15% del totale del mercato pubblicitario italiano).

 

E il futuro?
In mancanza di predizioni qualificate, di visioni magiche od esoteriche, possiamo però porre una sufficiente dose di fiducia nell’Outlook sul Global Entertainment Media della nota società di consulenza PwC. Essa prevede  il sorpasso della pubblicità online su quella televisiva negli Stati Uniti a partire dal 2019.
L’eAdvertising, infatti,che nel 2014 ha generato 49,45 miliardi di dollari di ricavi negli USA, entro il 2019 salirà fino a 83,89 miliardi. La pubblicità televisiva, invece, crescerà a ritmi più contenuti, passando da 69,2 miliardi a 81,05 miliardi di dollari.

Responsabile principale di tale sorpasso sarà la crescita del mobile, sempre più utilizzato dagli utenti per navigare in Internet. Questo cambiamento nelle abitudini di fruizione determinerà anche uno spostamento degli investimenti da parte degli advertiser. In dettaglio, la raccolta pubblicitaria sui dispositivi mobili passerà dai 640 milioni di dollari del 2010 a 38,85 miliardi nel 2019.

 

Se, come spesso è accaduto in passato, queste tendenze generali in fatto di “dieta mediale” si verificheranno anche nel nostro Paese, magari con alcuni anni di ritardo, sarebbe importante che il mercato -aziende, agenzie, media- non si facesse trovare impreparato, ma sapesse invece riorganizzarsi velocemente per valorizzare al meglio questi nuovi imminenti contesti.

PERSKINDOL campagna digitale 2015
Perskindol fa il bis: la campagna stampa sulla Gazzetta dello Sport porta fortuna al calcio italiano!

Già una settimana fa avevamo brindato al successo della Juventus nella difficile sfida dell’andata di semifinale di Champions League contro il Real Madrid, ed alla nostra scelta di abbinare la campagna stampa Perskindol ad eventi sportivi capaci di richiamare l’attenzione di un pubblico vasto, attento e appassionato. La prima pubblicazione del piede pubblicitario Perskindol del 6 maggio scorso (il giorno successivo alla partita di Torino) era stata, infatti, un grande successo.

 

Oggi, la campagna Perskindol è di nuovo in pagina sul quotidiano sportivo più letto d’Italia, a “celebrare” il passaggio del turno della squadra italiana, nel day after della sfida al Santiago Bernabéu di ieri sera, finita in pareggio. Una fortunata “accoppiata” che merita un altro brindisi, da parte di tutti quelli che amano l’Italia e il calcio italiano.

 

Complimenti per l’ottima prestazione ai giocatori bianconeri ed anche ai colleghi dell’agenzia Numix, centro operativo e strategico interno ad RCS responsabile delle soluzioni integrate di consumer engagement, che, oltre alle uscite sulla Gazzetta, ha costruito un’efficace campagna sui canali digitali del gruppo editoriale numero 1 in Italia, veicolando il brand Perskindol su una galassia di siti d’informazione ampia e di qualità.

banner pinkhackathon
Pinkhackaton, il 20 maggio a Milano una sfida all’ultima stringa

Organizzato da Microsoft in collaborazione con Accenture, Asus e Aviva, con il patrocinio di UN Women e con il supporto di PoliHub e Codemotion, Pink Hackathon “Nuvola Rosa” è un evento dedicato allo sviluppo di App per Windows 10.

La particolarità è che possono partecipare soltanto programmatrici, designer o innovatrici, laureate, laureande o studentesse (universitarie o delle scuole superiori). Per poter creare le applicazioni per Windows e Windows Phone all’hackathon, occorre saper programmare con almeno uno dei principali linguaggi per lo sviluppo di App Native (C#, C++, HTML5, Javascript) o per lo sviluppo di Web App (HTML5, Javascript). Ad aiutare le partecipanti ci saranno comunque dei mentor che avranno il compito di mostrare come sfruttare al meglio le tecnologie e come mettere in pratica le proprie competenze per portare a termine i progetti di coding.

Il tema di quest’anno solo le Smart Societies e l’utilizzo sostenibile di risorse come acqua, cibo ed energia per un futuro migliore. Le iscrizioni sono aperte, ovviamente solo online, qui.

 

Questo il programma:
09.00  Registrazioni delle partecipanti
09.30 Introduzione all’Hackathon e alle tecnologie di sviluppo
10.00  Presentazione dei challenge
10.15 Coffee break e formazione gruppi
11.00  Inizia l’Hackathon
17.00  Stop con il codice!
17.00 Ogni team prepara la presentazione del progetto
17.30 Presentazione dei progetti
18.30 Fine Evento