Free-l’arte di vivere senza glutine, nuovo mensile RCS in edicola

Nuovo nato in casa RCS: “Free-l’arte di vivere senza glutine!“, rivista dedicata al food senza glutine, da marzo in edicola.

All’interno del mensile molto spazio viene dato alle ricette e agli ingredienti migliori che le persone celiache possono utilizzare per costruire una dieta gustosa ma sana. Poi interviste, approfondimenti medici, “escursioni gastronomiche”, informazioni utili per vivere nel migliore dei modi, e senza stress, la propria condizione.

Parallelamente all’uscita della rivista, è andato online il sito freesenzaglutine, un contenitore sempre aggiornato che potenzia la portata informativa del cartaceo.

L’iniziativa editoriale non è la prima, e di certo non sarà l’ultima, che viene dedicata ad un settore in continua espansione, come dimostra l’inserimento da gennaio 2015 di pasta e biscotti senza glutine nel paniere dei consumi alimentari degli italiani Istat, un indice evidente della crescente domanda di alimenti senza glutine da parte sia delle persone affette da celiachia che di altri consumatori. Tale crescita, va detto, interessa tutti i canali di vendita, ma in particolare la GDO, che ha fatto registrare un +32% di vendite nel 2014 rispetto all’anno precedente.

Tavola rotonda: Innovazione digitale. Tecnologie, Informazione, Media

L’Università di Padova organizza un interessante incontro sui nuovi media al quale partecipano autori che da anni riflettono su tematiche inerenti l’innovazione digitale e l’informazione ai tempi dei new media: Gabriele Balbi e Paolo Magaudda (“Storia dei media digitali”, Laterza), Luca De Biase (“Homo pluralis”, Codice), Federico Neresini e Paolo Vidali (“Il valore dell’incertezza”, Mimesis).

Appuntamento il 29 Aprile presso la “Specola” (L’osservatorio Astronomico di Padova), in vicolo dell’Osservatorio 5, alle ore 16.30

 

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Su Ferrutensil una bella foto dello stand Friulsider alla Fastener Fair di Stoccarda

Uno spazio espositivo di grande impatto. E’ quello ideato dall’agenzia di comunicazione O’blu back per la partecipazione dell’azienda italiana Friulsider alla Fastener Fair di Stoccarda del marzo scorso. Frutto di una grande lavoro sotto il profilo della creatività e dell’accuratezza grafica lo stand è stato notato anche dai giornalisti del mensile Ferrutensil, che lo hanno fotografato e inserito nell’articolo dedicato alla fiera pubblicato sul numero di aprile 2015.

 

 

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Chi va piano va sano e va lontano

“Rallentare è l’unico modo per vedere veramente le cose”. Con queste parole, la BBC ha da poco lanciato la sua nuova “slow tv” (BBC Four Goes Slow), che comprende una serie di format televisivi ispirati alla lentezza. Alcuni esempi? Il racconto di due ore del viaggio di una barca che scivola lentamente in un canale o un tour nella National Gallery, della durata di tre ore.
L’idea che ha ispirato il lancio viene dalla Norvegia dove, già da tempo, vengono trasmessi programmi in stile “chill out”, come un’intera session di maglia e uncinetto, un viaggio in treno di sette ore o, addirittura, la trasmissione del tragitto fatto da un traghetto tra le città di Bergen e Kirkenes, della durata di più di 100 ore!

Noioso? Assurdo? Troppo “nordico”? Chissà. Beh, c’è da dire che qui nel caloroso, chiassoso Sud le cose vanno in maniera un po’ diversa, come dimostra un’indagine dell’Osservatorio di Pavia sulla “televisione del dolore”. Essa, secondo lo studio, è il prodotto di una serie di distorsioni che operano sul modo di narrare televisivamente fatti di cronaca nera. In particolarte, le principali criticità sono: la raffigurazione strumentale del dolore, la narrazione empatica che attiva la sfera emotiva degli spettatori a scapito di quella razionale, l’accanimento mediatico e la logica dell’infotainment che, mescolando senza criterio i generi distinti informazione e intrattenimento, genera un flusso indistinguibile e appiccicoso di news e spettacolo.

Ma allora se è vero che, come afferma la stessa BBC nel suo sito, i programmi della “Slow Tv” sono in antitesi con l’attuale indirizzo dell’offerta televisiva, c’è da chiedersi se, anche in questo caso, non trovi conferma il vecchio proverbio “chi va piano va sano e va lontano”, dove i due aggettivi “sano” e “lontano” mai furono più semanticamente centrati.

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Benvenuto Graphic News

Diamo il benvenuto a Graphic News, portale digitale di informazione a fumetti.

Come leggiamo nel loro sito, “Graphic News è un progetto di Pequod, società cooperativa che nasce a partire dalla messa in comune di una visione, di energie ed entusiasmo, da parte di quattro soci provenienti dal mondo del fumetto, del giornalismo e della comunicazione”.

A volte è bello pensare che l’Italia non sia un paese per soli vecchi e che qualcosa di nuovo, interessante e di tendenza, possa nascere anche qui. Sperimentare i nuovi linguaggi del graphic journalism può rappresentare allora un modo diverso e coinvolgente per raccontare le complessità della realtà che ci circonda.

Come dicono gli stessi creatori, “Graphic News è dunque prima di tutto una scommessa. La sua sostenibilità è posta in palio da costruire insieme ai collaboratori e ai lettori, per rendere questo spazio un luogo partecipato, accogliente ed incisivo, facendolo crescere a partire da questa prima release”. Buona fortuna!

Certo che è vero, l’ho letto su Facebook!

La fotografia scattata dall’ultimo Rapporto Censis non lascia spazio a dubbi: tra Millenials e cittadini anziani esiste un divario enorme sull’utilizzo di Internet, soprattutto come fonte di informazioni: 91,9% contro 27% le percentuali di utilizzo.

Se a livello aggregato i dati mostrano che la classifica delle prime cinque fonti di informazione usate dagli italiani è tutto sommato tradizionale -1)telegiornali (utilizzati dal 76,5%); 2) giornali radio (52%); 3) motori di ricerca su internet come Google (51,4%); 4) tv all news (50,9%); 5) Facebook (43,7%)- ad uno sguardo più approfondito, si nota che tra i giovani (14-29 anni) la gerarchia delle fonti di informazione cambia radicalmente: al primo posto si colloca Facebook come strumento per informarsi (71,1%), al secondo posto Google (68,7%) e solo al terzo posto compaiono i telegiornali (68,5%), con YouTube che non si posiziona a una grande distanza (53,6%) e comunque viene prima dei giornali radio (48,8%), tallonati a loro volta dalle app per smartphone (46,8%).

Questa situazione, che comprende il recente accordo tra il New York Times (più altre testate) e Facebook e che prevede la pubblicazione diretta degli articoli giornalistici sul famoso social network blue, dimostra come l’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione social comporti delle conseguenze rilevanti sul piano dell’accesso all’informazione, del suo pluralismo, e, di conseguenza, della democrazia e della libertà tout court.

 

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