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Il lato oscuro di facebook

“Cancellate il vostro account facebook.” Inizia con questa provocazione un interessante articolo di Jack Morse, che invita i lettori a riflettere sui motivi che renderebbero facebook negativo per la propria qualità di vita. A) Falsa la nostra percezione del reale: la filter bubble, ovvero il filtraggio delle sole informazioni in linea con i nostri gusti e le nostre preferenze, impedisce un confronto critico con chi la pensa diversamente da noi e, in combinazione con le fake news, ci rende incapaci di avere una visione chiara e completa di quanto accade nel mondo. B) È un’azienda poco trasparente: sono stati numerosi i casi di acquisizione di dati sensibili e di manipolazione delle emozioni dei propri utenti. C) Ci fa perdere tempo con falsi “amici”: se abbiamo perso i contatti con persone che poi ci sono diventate “amiche” su facebook, probabilmente è avvenuto perché ormai ci importava poco di loro e delle loro idee; per quale motivo allora dobbiamo perdere il nostro (scarso) tempo libero a leggerli e spesso a vergognarci dei loro post?. In definitiva, suggerisce l’autore (e noi concordiamo), senza facebook si può vivere comunque, anche senza ritornare alle missive scritte a mano: ci sono molti altri modi digitali per inviare, solo alle persone che ci sono care, foto, inviti e notizie sulla nostra vita.

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Social Media italian style

Una ricerca effettuata da Blogmeter su un campione rappresentativo di 1.500 utenti permette di fotografare l’attuale rapporto tra italiani e social media. I social più utilizzati, come era ovvio attendersi, sono quelli di cittadinanza (Facebook, Instagram, Youtube, Whtasapp), seguiti da quelli funzionali, come Google+, Twitter e Linkedin. Tra i motivi per i quali vengono utilizzati prevalgono curiosità e interesse (21%), creazione di nuove relazioni sociali (17%), svago e piacere (14%). Tuttavia, con il crescere dell’età diminuisce l’interesse verso i social: se fino ai 34 anni si è iscritti ad almeno sette canali, dopo i 45 se ne utilizzano tre. Stesso meccanismo selettivo viene applicato a influencer e celebrities: i giovani si fidano di più, soprattutto di cantanti e star della TV.

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Italia in rete: bene social e video

Una nuova ricerca di comScore fotografa il rapporto attuale tra italiani e il mondo online. La penetrazione di internet in Italia calcolata sui maggiorenni e su base mensile si conferma bassa rispetto a quella dei paesi più evoluti, attestandosi  al 64% (è particolarmente interessante notare che un italiano su tre sopra i 18 anni non accede alla rete nel corso del mese). Tra chi accede al web, cresce la percentuale di chi naviga esclusivamente con device mobili, soprattutto tra i giovani, mentre le attività principali sono quelle rivolte al sociale e al messaging, con Facebook e WhatsApp come app più utilizzate. Cresce in maniera rilevante il successo dei video, sia su desktop che su smartphone (+15% nel 2016, con +34% – da 3,3 a 4,4 milioni – di utenti che guardano video quasi ogni giorno).

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Instagram stories apre alla pubblicità

Instagram è uno dei social in più forte crescita. Per questo sta diventando un canale sempre più appetibile per la comunicazione aziendale. Ultima novità è la possibilità di comparire all’interno delle Instagram Stories, ovvero quei racconti foto e video che durano solo 24 ore e che sono visualizzati ogni giorno da 150 milioni di utenti (+50 milioni da ottobre 2016). Ora è possibile inserire spot a tutto schermo, misurandone i risultati: le inserzioni compariranno automaticamente al passaggio dal post di un amico ad un altro, aumentando l’offerta di spazi advertising. Una novità particolarmente interessante se si considera che il 70% degli utenti Instagram segue almeno una delle aziende presenti sul social e che un terzo delle storie più viste è pubblicato proprio da una di esse.

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I giovani sono tecnoalcolisti

È quanto ha affermato Dan Pankraz, esperto di youth marketing e partner strategico di Nike Europa, nel corso di della sua ultima conferenza. Continua Pankraz: “Ai più giovani, sostanzialmente, i brand non interessano. Sono completamente assorbiti dai loro mondi e dal loro flusso comunicativo”. Per coinvolgere la generazione Z (formata dai nati dopo il 1995) è quindi necessario coinvolgere,  “creare ecosistemi narrativi che invitino gli utenti a partecipare e a migliorare la narrazione” che il brand fa di se stesso, puntando sulla spontaneità e sull’emozione.

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Social network da paura

L’autunno, il bosco che si fa cupo, le foglie che cadono, il sole che si nasconde, le giornate che durano meno…lunga è la strada che porta ad Halloween e agli altri riti pagani, elaborati dagli uomini fin dall’alba dei tempi per dare significato a cambiamenti a prima vista incomprensibili: perché esistono le stagioni? perché moriamo? cosa c’è dopo? possiamo entrare in contatto con i defunti?

Domande che nella nostra “evoluta” società rappresentano ancora problemi insoluti. Anzi, le “seccature” legate all’aldilà parrebbero aumentare: cosa succede alle nostre identità digitali, ai nostri avatar, quando non ci siamo più?

 

Il dilemma è reale e dibattuto, dalle aziende ai filosofi, dai governi all’uomo della strada che oggi ha un alleato in più per superare questa impasse: Eter9, “ennesimo” social network che promette (udite udite) l’immortalità digitale. Vediamo come funziona. Grazie all’intelligenza artificiale che scandaglia la nostra attività ‘social’ attuale, il software di Eter9 apprende la nostra personalità così bene fino a riuscire a capire cosa potremmo postare in futuro, anche quando non ci saremo più.

 

Il progetto, nato da un’idea dello sviluppatore Henrique Jorge, è in versione di prova, e al momento è testato su 5mila persone. Su Eter9 viene creato, ad esempio, una sorta di specchio del profilo Facebook di un utente così che lo stesso possa controllarne gli aggiornamenti ed approvarli, dando il permesso di postare quando è offline.

 

Se vi fa un po’ paura l’idea, sappiate che anche il mitico MIT di Boston sta sviluppando un analogo ambiente. Si chiama eterni.me ed è anche questo in fase beta. Curiosi? iscriversi non costa nulla e di certo sarete in buona compagnia visto che già più di 30mila utenti sono entrati a far parte di questa particolare community di highlander digitali.

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TPO, il social network etico a supporto della telefonia mobile

Una compagnia telefonica “equa e solidale” con circa 30mila clienti. Un nuovo social network di massa senza pubblicità. Un’altra innovativa idea alla quale partecipa Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia.

 

TPO (The People’s Operator) è senza dubbio tutte e tre queste cose insieme. Un operatore virtuale di telefonia nato in Inghilterra nel 2012, che fonda la sua mission aziendale su un semplice quanto originale principio: niente pubblicità sui mass media ma attenzione al lato “solidale” degli utenti, con il 10% delle bollette di questi ultimi devoluto ad una causa scelta tra un lungo elenco a disposizione.

 

Drastica riduzione del budget per il marketing, quindi, (rispetto ai massicci investimenti dei competitor) ma fiducia totale nel potere del passaparola, nella capacità del sentimento di benessere (e autocompiacimento) derivante dal fare una buona azione di creare empatia, al punto da essere trasmesso viralmente nelle reti sociali, online ed offline. E di portare con sé valore positivo associato al brand TPO.

 

Proprio per favorire questi fenomeni di condivisione, su iniziativa d Jimmy Wales, TPO ha anche sviluppato un proprio social network, online in versione beta all’indirizzo tpo.com. Esso si presenta così, nella pagina del ‘chi siamo’: i social network esistenti ti trattano come una merce da vendere agli inserzionisti. Ciò porta naturalmente ad un uso intrusivo dei tuoi dati e a conflitti tra quello che tu desideri e ciò di cui hanno bisogno gli inserzionisti.

 

Proprio per differenziarsi da questo sistema di business, il nuovo social network etico rispetta la privacy degli utenti non ospitando alcun tipo di pubblicità. Di più. La nuova piattaforma sociale vuole mettere in contatto le persone attorno ai progetti di beneficenza che l’azienda promuove.  Vista con occhio disincantato, questa idea potrebbe sembrare rischiosa ma, a supporto del lancio di tpo.com, The People’s Operator ha condotto uno studio che mostra come il 51 per cento dei consumatori nel Regno Unito ha fatto beneficenza nel corso dell’ultimo mese, mentre il 73 per cento dei Millennials (i nati dopo gli anni ’80) si sente socialmente collegato alle cause per le quali ha  donato denaro.

 

Riassumendo:  grossi investimenti in pubblicità ATL delle altre compagnie telefoniche vs. creazione di reti sociali (sostenute da piattaforme digitali ad hoc) in cui il passaparola tra gli utenti veicola il messaggio “pubblicitario”.

Come andrà a finire?

 

La pubblicità come indicatore (e motore) di cambiamento sociale

In India l’amore omosex è un vero e proprio taboo culturale, soggetto ad una legge, in vigore dal 1861, che punisce coloro che lo manifestano apertamente con la reclusione fino a 10 anni.

Difficile, purtroppo, che le cose cambino in tempi brevi. Tuttavia, i processi culturali nelle società sono sempre in divenire, soggetti ad accelerazioni e decelerazioni. Di fatto, schemi mentali consolidati possono essere messi in discussione da messaggi destrutturanti provenienti da ambiti apparentamente “neutri” e distanti dai luoghi in cui si definisce il senso comune relativo ad un determinato tema.

 

Ne è un esempio la campagna per  il brand indiano di abbigliamento “young” Anouk Ethnic Wear dedicata alla donne, che ha ottenuto milioni di visualizzazioni e interazioni sui canali social, segno che il tema è notevolmente sentito dalle nuove generazioni. La campagna si compone di 3 video dedicati a tre modi di essere donna oggi: vivere da madre single, vivere la propria omosessualità, essere vittima di avances sgradevoli.

 

I dati relativi alla campagna, riportati dai siti specializzati, mostrano che essa ha generato un gran numero di conversazioni, riflettenti il sentiment positivo delle utenti verso il brand. Perché, come a volte succede, la pubblicità riesce a ben interpretare (e anticipare) i mood della società. Sarebbe bello a questo punto se, oltre a fare ciò, riuscisse ad essere un motore (non certamente l’unico) capace di mettere in moto la voglia di cambiamento dei giovani rispetto alle tradizioni più radicate vissute come limitanti la propria libertà di espressione.

 

Ecco la video gallery:


 

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Inventiamolo.it, il nuovo social network per inventori

Ormai manca poco. Il primo maggio sarà finalmente online Inventiamolo.it, spazio virtuale dove presentare, promuovere e mettere in rete nuove idee e soluzioni in cerca di investitori ed aziende disponibili a lavorare sui nuovi progetti.

Il sito assomiglierà ad un vero e proprio social network, al quale si accederà gratuitamente dopo la registrazione o tramite l’account di Facebook. Dopo l’accesso, gli utenti potranno presentare i propri progetti nella “vetrina” personale, oppure unirsi ad altri gruppi di lavoro o chiedere aiuto ad altri “inventori” per sviluppare le proprie creazioni.

I progetti proposti saranno tutti valutati, selezionati e classificati da un gruppo di controllo, in modo da offrire agli investitori una panoramica chiara ed esaustiva di tutte le tipologie di investimento nei diversi settori e progetti.

 

 

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House of cards e il marketing virale

Sorpresa! Perfino la sonnacchiosa Padova può diventare un set per campagne di marketing virale.

E’ successo con Sky ed il lancio della nuova stagione di House of Cards. Sui marciapiedi della città sono comparse scritte del tipo “Non è meglio condurre la corsa, piuttosto che stare a guardare?” o “”Nella vita non c’è niente che io disprezzi più della meschinità“, tratte direttamente dagli ispirati dialoghi delle celebre serie. Una trovata che ha certamente incuriosito i passanti, creando un effetto “spaesamento”.

In questo video, sul sito di Sky, c’è una sintesi della campagna, che è stata replicata anche a Torino, mentre a Milano ha assunto forme diverse. Lì è stato addirittura ricreato il Freddy’s Bbq Joint, il locale di Washington D.C. dove il protagonista della serie, Frank Underwood, si prende i suoi momenti di pausa, gustandosi le famose costolette marinate.