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Gluten free: un mercato maturo ha bisogno di rispetto dei consumatori e di corretta informazione

Negli Stati Uniti, negli ultimi 4 anni la vendita di prodotti gluten-free è più che raddoppiata, raggiungendo un valore pari a 23 miliardi di dollari. I generi alimentari non contenenti glutine vengono scelti dal 30% degli americani adulti, a fronte di un percentuale di popolazione celiaca inferiore all’1% e di un 6% di persone ipersensibili o intolleranti.

In questa sproporzione dimora il rischio che presto questo boom di consumi finirà in una bolla speculativa, come sostiene l’economista alla Yale University Vikram Mansharamani. In pratica, secondo Mansharamami, proprio come nelle precedenti bolle speculative -da quella dei tulipani del ‘600 alle internet companies degli anni 2000, fino a quella recente delle case e dei mutui subprime- un livello così elevato di attenzione popolare non è sostenibile nel medio periodo. Arriverà, prima o poi, -afferma l’economista americano- un’altra irresistibile moda salutistica che spazzerà via la precedente e la fissazione per il gluten free finirà. Portando giovamento prima di tutto a chi, aggiungiamo noi, consuma prodotti celiaci senza avere nessuna intolleranza rispetto alla gliadina, proteina del glutine presente nel grano, e in forma simile in cereali come orzo, frumento, avena, kamut, farro e segale.
I prodotti gluten free, infatti, non sono di per sé, per la loro composizione, più salutari di quelli contenenti glutine. Anzi. Spesso contengono più grassi, più sodio, più zuccheri e meno fibre, ed hanno un maggior numero di calorie.

 

Per ora l’ipotesi della “bolla” rimane una supposizione non sostenuta da dati reali, visto che, negli Usa come in Italia, le vendite di prodotti gluten free continuano ad aumentare, così come le nuove diagnosi (circa 10.000 all’anno in Italia, dal 2007 al 2013).

Rimande indubbio, però, che il livello di conoscenza diffuso sulla celiachia e sulla condizione dei celiaci andrebbe elevato sensibilmente. Per fare più chiarezza rispetto al tema, arriva domani la Settimana della Celiachia, organizzata dall’Associazione Italiana Celiachia Onlus, in programma dal 16 al 22 maggio con eventi e appuntamenti su tutto il territorio nazionale e lanciata ieri dall’incontro “La celiachia non è una moda. La malattia celiaca ai tempi di Expo”, svoltosi in Senato per approfondire il tema della celiachia e della dieta senza glutine.

 

Avendo lavorato nel settore, per il Consorzio Italdietic, ed avendo accumulato un po’ di esperienza sul campo, sappiamo che si tratta di un mercato ancora acerbo, in quanto a posizionamento dei marchi, conoscenza dei prodotti e percezione del fenomeno presso il pubblico. Inoltre, anche se gli spazi di inserimento nel mercato sono reali, è difficile tracciare stime di sviluppo. Troppo pochi i dati a disposizione, troppo breve lo storico del settore e troppo numerose le variabili in gioco, compresa quella relativa ai contributi erogati dallo Stato alle persone affette da celiachia per l’acquisto dei prodotti dedicati.

L’aspetto importante, a nostro avviso, è mantenere la giusta attenzione al focus: produrre e comunicare alimenti gluten free di qualità, senza alimentare mode, agitare spauracchi o fare  cattiva informazione. La salute dei consumatori, di tutti i consumatori, è un valore troppo importante per essere trascurato.