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chiocciola
Chi va piano va sano e va lontano

“Rallentare è l’unico modo per vedere veramente le cose”. Con queste parole, la BBC ha da poco lanciato la sua nuova “slow tv” (BBC Four Goes Slow), che comprende una serie di format televisivi ispirati alla lentezza. Alcuni esempi? Il racconto di due ore del viaggio di una barca che scivola lentamente in un canale o un tour nella National Gallery, della durata di tre ore.
L’idea che ha ispirato il lancio viene dalla Norvegia dove, già da tempo, vengono trasmessi programmi in stile “chill out”, come un’intera session di maglia e uncinetto, un viaggio in treno di sette ore o, addirittura, la trasmissione del tragitto fatto da un traghetto tra le città di Bergen e Kirkenes, della durata di più di 100 ore!

Noioso? Assurdo? Troppo “nordico”? Chissà. Beh, c’è da dire che qui nel caloroso, chiassoso Sud le cose vanno in maniera un po’ diversa, come dimostra un’indagine dell’Osservatorio di Pavia sulla “televisione del dolore”. Essa, secondo lo studio, è il prodotto di una serie di distorsioni che operano sul modo di narrare televisivamente fatti di cronaca nera. In particolarte, le principali criticità sono: la raffigurazione strumentale del dolore, la narrazione empatica che attiva la sfera emotiva degli spettatori a scapito di quella razionale, l’accanimento mediatico e la logica dell’infotainment che, mescolando senza criterio i generi distinti informazione e intrattenimento, genera un flusso indistinguibile e appiccicoso di news e spettacolo.

Ma allora se è vero che, come afferma la stessa BBC nel suo sito, i programmi della “Slow Tv” sono in antitesi con l’attuale indirizzo dell’offerta televisiva, c’è da chiedersi se, anche in questo caso, non trovi conferma il vecchio proverbio “chi va piano va sano e va lontano”, dove i due aggettivi “sano” e “lontano” mai furono più semanticamente centrati.