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tpo screenshot
TPO, il social network etico a supporto della telefonia mobile

Una compagnia telefonica “equa e solidale” con circa 30mila clienti. Un nuovo social network di massa senza pubblicità. Un’altra innovativa idea alla quale partecipa Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia.

 

TPO (The People’s Operator) è senza dubbio tutte e tre queste cose insieme. Un operatore virtuale di telefonia nato in Inghilterra nel 2012, che fonda la sua mission aziendale su un semplice quanto originale principio: niente pubblicità sui mass media ma attenzione al lato “solidale” degli utenti, con il 10% delle bollette di questi ultimi devoluto ad una causa scelta tra un lungo elenco a disposizione.

 

Drastica riduzione del budget per il marketing, quindi, (rispetto ai massicci investimenti dei competitor) ma fiducia totale nel potere del passaparola, nella capacità del sentimento di benessere (e autocompiacimento) derivante dal fare una buona azione di creare empatia, al punto da essere trasmesso viralmente nelle reti sociali, online ed offline. E di portare con sé valore positivo associato al brand TPO.

 

Proprio per favorire questi fenomeni di condivisione, su iniziativa d Jimmy Wales, TPO ha anche sviluppato un proprio social network, online in versione beta all’indirizzo tpo.com. Esso si presenta così, nella pagina del ‘chi siamo’: i social network esistenti ti trattano come una merce da vendere agli inserzionisti. Ciò porta naturalmente ad un uso intrusivo dei tuoi dati e a conflitti tra quello che tu desideri e ciò di cui hanno bisogno gli inserzionisti.

 

Proprio per differenziarsi da questo sistema di business, il nuovo social network etico rispetta la privacy degli utenti non ospitando alcun tipo di pubblicità. Di più. La nuova piattaforma sociale vuole mettere in contatto le persone attorno ai progetti di beneficenza che l’azienda promuove.  Vista con occhio disincantato, questa idea potrebbe sembrare rischiosa ma, a supporto del lancio di tpo.com, The People’s Operator ha condotto uno studio che mostra come il 51 per cento dei consumatori nel Regno Unito ha fatto beneficenza nel corso dell’ultimo mese, mentre il 73 per cento dei Millennials (i nati dopo gli anni ’80) si sente socialmente collegato alle cause per le quali ha  donato denaro.

 

Riassumendo:  grossi investimenti in pubblicità ATL delle altre compagnie telefoniche vs. creazione di reti sociali (sostenute da piattaforme digitali ad hoc) in cui il passaparola tra gli utenti veicola il messaggio “pubblicitario”.

Come andrà a finire?